Il contesto storico
Il film è ambientato all’inizio degli anni ’60, quando in Gerusalemme si svolge il processo contro Adolf Eichmann.
Eichmann era stato un importante funzionario del regime nazista e uno dei responsabili dell’organizzazione della deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio durante la The Holocaust.
Nel 1960 Eichmann viene catturato dai servizi segreti israeliani in Argentina e portato in Israele per essere processato. Il processo diventa un evento mondiale.
Chi era Hannah Arendt
Hannah Arendt era una filosofa ebrea tedesca che era fuggita dalla Germania nazista e viveva negli Stati Uniti.
Nel film lavora come giornalista per la rivista The New Yorker, che le chiede di seguire il processo Eichmann e di scriverne un reportage.
Arendt accetta e parte per Gerusalemme per assistere alle udienze.
Cosa scopre osservando Eichmann
Durante il processo Arendt si aspetta di vedere un mostro, un criminale pieno di odio.
Invece rimane colpita da una cosa sorprendente:
Eichmann appare come una persona normale, un uomo mediocre, un impiegato che parla con linguaggio burocratico e che continua a ripetere:
- di aver solo obbedito agli ordini
- di aver semplicemente svolto il proprio lavoro
- di non aver mai preso decisioni personali
Questo porta Arendt a una riflessione molto importante.
Il concetto di “banalità del male”
Secondo Hannah Arendt il male non è sempre compiuto da persone sadiche o mostruose.
Spesso nasce da persone comuni che rinunciano a pensare e si limitano a obbedire.
Per questo parla di “banalità del male”.
Il male diventa “banale” quando:
- le persone smettono di riflettere moralmente
- obbediscono alle regole senza chiedersi se siano giuste
- si nascondono dietro la frase “eseguivo solo ordini”
In altre parole, Eichmann non era un genio del male, ma un burocrate che applicava ordini senza pensare alle conseguenze umane.
Il conflitto e le polemiche
Quando Arendt pubblica i suoi articoli, che poi diventeranno il libro Eichmann in Jerusalem, scoppia una grande polemica.
Molte persone si arrabbiano con lei perché pensano che stia giustificando Eichmann.
In realtà Arendt non lo difende affatto.
Lei sostiene che Eichmann è colpevole e deve essere condannato, ma vuole capire come sia stato possibile che tante persone abbiano partecipato allo sterminio.
Il film mostra bene questo momento difficile della sua vita:
- amici che la criticano
- colleghi che si allontanano
- accuse di tradimento
Nonostante questo, Arendt continua a difendere le sue idee.
Il messaggio del film
Il messaggio principale del film è che il male può nascere quando le persone:
- smettono di pensare con la propria testa
- rinunciano alla responsabilità morale
- si conformano al sistema o all’autorità
Quindi la vera difesa contro il male è il pensiero critico.
Secondo Arendt ogni individuo deve sempre chiedersi:
“Quello che sto facendo è giusto?”
“Quali conseguenze avranno le mie azioni?”
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