Diverse infanzie a confronto
A partire dai primi decenni dell’Ottocento nasce in Europa un nuovo “sentimento dell’infanzia”, cioè un modo diverso di guardare ai bambini.
Per secoli i bambini erano stati considerati piccoli adulti, ma ora si inizia a capire che l’infanzia è un’età speciale, che va protetta, amata ed educata con cura e dolcezza.
Questo cambiamento è dovuto soprattutto ai pensatori Rousseau, Pestalozzi e Richter, che appartenevano alla cultura romantica.
Essi sostenevano che il bambino è naturalmente buono, vede il mondo con occhi puri e va fatto crescere con affetto e attenzione ai sentimenti, non con punizioni o rigidità.
Allo stesso tempo anche la medicina inizia a interessarsi alla salute dei piccoli, promuovendo igiene, alimentazione corretta e spazi più salubri. Queste nuove idee si diffondono prima tra le famiglie ricche e poi anche tra il popolo.
Dopo il 1815, però, l’Europa si trova davanti a un grande problema sociale: la popolazione cresce molto, e con essa anche il numero di bambini poveri.
Molti di loro vivono per strada, mendicano, vagano da soli o vengono mandati a lavorare fin da piccoli nelle fabbriche, dove subiscono sfruttamento, malattie e violenze.
Il fenomeno diventa così grave che filantropi e politici iniziano a chiedersi come educare e proteggere questa parte fragile della società.
Le prime scuole per l’infanzia
In vari paesi europei nascono le prime scuole pensate apposta per i più piccoli.
Nel 1816, in Scozia, l’imprenditore Robert Owen apre nella sua fabbrica una scuola dove i bambini imparano nozioni di base, ma anche canti, danze e giochi.
In Inghilterra, Samuel Wilderspin diffonde queste idee con un manuale di grande successo.
Anche in Francia e Svizzera si aprono scuole simili, chiamate salles d’asile, dove si alternano lezioni, ginnastica e lavori manuali.
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| Robert Owen |
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| Samuel Wilderspin |
Ferrante Aporti e la nascita dell’asilo in Italia
In Italia il principale promotore dell’educazione infantile è Ferrante Aporti, sacerdote mantovano nato nel 1791.
Dopo aver studiato a Vienna, conosce le esperienze straniere e decide di adattarle al contesto italiano.
Nel 1828 apre a Cremona la prima scuola infantile italiana per bambini dai due ai sei anni, e nel 1833 anche per le bambine — un fatto davvero innovativo per l’epoca.
Aporti elabora una vera pedagogia dell’infanzia, cioè un metodo educativo preciso.
Nelle sue scuole non si limitava ad accudire i piccoli, ma li aiutava a svilupparsi in modo completo, cioè:
- Intellettualmente, con l’apprendimento dell’alfabeto, della scrittura, della lettura e dei primi calcoli;
- Moralmente e religiosamente, attraverso racconti biblici e immagini educative;
- Fisicamente, con giochi, esercizi e attenzione all’igiene e alla pulizia.
Aporti credeva che fosse importante educare fin da piccoli, perché “il ramo si piega quando è giovane”.
A differenza di altri educatori del tempo, rifiutava le punizioni violente: non voleva castighi fisici né privazione di cibo, ma solo piccoli rimproveri o l’esclusione temporanea dal gioco.
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| Ferrante Aporti |
L’eredità di Aporti
Le scuole aportiane si diffusero rapidamente in tutta Italia, anche grazie al sostegno di politici come Cavour, Ridolfi, Guicciardini e altri riformatori.
Queste scuole non erano solo luoghi di assistenza, ma anche spazi di vera formazione, dove i bambini poveri potevano imparare e prepararsi alla vita.
Alla fine dell’Ottocento, però, l’aportismo perde importanza con l’arrivo dei Giardini d’infanzia di Friedrich Fröbel, che danno più spazio alla creatività e alla psicologia del bambino.
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| Friedrich Fröbel |




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